lunedì 19 dicembre 2016

Anna Russo, L'Ayurveda per i ragazzi.

Il congresso dello scorso Settembre a Milano, è stato un momento importante per conoscere varie realtà che ruotano attorno all'Āyurveda.

Una di queste è stato un libro che fonde la condivisione dell'Āyurveda con la beneficenza, per questo ho voluto darne spazio nel blog, inoltre visto il periodo, potrebbe diventare un bel pensiero di Natale. 
Incontro Anna Russo, terapista ayurvedica, parlando del suo libro, dedicato all'introduzione dell'Āyurveda ai ragazzi, e del progetto benefico a cui il libro partecipa.

Mi colpisce prima di tutto la sua vitalità e la passione con cui ha realizzato il testo:
Quindi Anna qual'e' l'idea che ha fatto nascere il libro?

Come ho scritto nelle motivazioni, proprio all'interno del libro, "Le ragioni di questo lavoro non hanno memoria se non quelle del cuore" ma, mi rendo conto che bisogna trovare una motivazione più pratica.
Posso dire che, fin da bambina, ho maturato l'idea che un giorno, se mai mi fosse capitata l'opportunità, avrei fatto in un modo di spiegare un concetto od un tema in modo semplice ed accessibile, magari con il supporto di una parte visiva, a me tanto cara.

Quindi a conclusione del percorso di studi come terapista, presso l'Ayuvedic Point di Milano, c’era lo scoglio da superare della tesi.

Notti insonni a pensare cosa fare, e ti risparmio tutte le altre turbe mentali che mi sono fatta.
Durante una di queste notti, mi sono ricordatata di quella bambina che aveva fatto, a se stessa, quella promessa, ecco tutto qui.

Una promessa verso i ragazzi, a cui dedichi il libro, ma penso che possa aiutare anche gli adulti, la scelta dei temi e renderli di facile comprensione è stata fondamentale.

Si in effetti il titolo trae in inganno, è un libro adatto a ragazzi ed adulti, a mio parere anche ai bimbi piccoli, ricordiamo che ci sono le immagini!  E poi è un libro scritto da un adulto, che conserva viva la bambina che c’è in se, questo si vede no? 
L’intento è quello di avvicinare un argomento assai complesso, a tutti.

Quando ci siamo incontrati mi parlavi della scelta dei disegni e del modo di rappresentare i vari temi, può condividerne gli aspetti?

Si, dietro ai disegni c’è molto studio, ed anche diversi livelli di lettura, come Satva, Rajas e Tamas(1).
A riguardo non voglio svelare troppo ma lasciare al lettore il suo livello di lettura, però visto che tu me lo chiedi, do dei piccoli indizi:
per esempio, il disegno del bambino è il bambino che ognuno di noi ha disegnato almeno una volta nella vita, quello del libro è più stilizzato ma tutti l'abbiamo disegnato così, un ritorno al bambino dentro di noi?

La circolarità dei disegni, come il giorno e la notte uno nell’altro, anche la vita e la morte, uno nell’altro, il ciclo delle stagioni, uno nell’altro senza interrompersi.
Basta basta ho detto troppo, ma se qualcuno volesse condividere con me sono sempre diposibile a farlo…

Alla fine c'è una parte che stimola i piccoli lettori a colorare, perché questa scelta?

E' stato il mio modo di rendere tutti parte integrante del libro, di avvicinarli ancora di più alla lettura, come accade tra un capitolo e l’altro, dove le pagine sono state lasciate appositamente bianche, in modo da riprendere un disegno o per eventuali appunti, insomma un libro per tutti.

Il ricavato del libro andrà all'associazione Piccoli Petali, puoi raccontarci il loro impegno?

Si, volentieri, Piccoli Petali è un associazione culturale, che si pone l’obbiettivo di avvicinare proprio i più piccoli a tutte le scienze, come l’Āyurveda,lo Yoga, la meditazione, l’arte, etc…
Accade però che molte famiglie non possano permettersi di far partecipare i figlia a corsi o attività, a causa dei costi o per altri motivi sconosciuti e non, noi vorremmo iniziare a rendere possibile questo.
Il primo progetto che abbiamo realizzato è stato durante l’estate appena trascorsa, nei mesi da Luglio a Settembre, in un ospedale pediatrico di Milano, nel reparto di dialisi, dove durante le terapie, alcuni bambini, hanno partecipato ai nostri laboratori d’arte, l’operatrice che ha tenuto il corso è stata pagata proprio con il ricavato della vendita del libro.
Il risultato? Dei disegni bellissimi e ore pesanti come la dialisi rese più leggere.

Arriviamo a te, nel blog parlo delle persone e di come sono entrate in contatto con l'Āyurveda, posso definirti un'ayurvedica per caso?

Si, io proprio ne sono l’esempio, tanti anni fa organizzavo convegni, riunioni di lavoro, e tutto quello che girava attorno ad essi.
Durante uno di questi, durato una settimana in un bellissimo albergo della Franciacorta, ho dovuto anche prevedere alle attività ludiche.
In quel periodo praticavo la meditazione, mi venne in mente di proporla di mattina presto, prima dell’inizio delle sessione di lavoro.
Il cliente accettò con entusiamo la proposta, così contattai una persona della zona, che teneva proprio sessioni di meditazione.
Questa persona è un medico, fu lui quindi a parlarmi dell’Āyurveda, suscitando in me così tanto interesse che decisi di fissare una visita medica ayurvedica, dalla quale ne seguirono altre.
Fu proprio durante i nostri incontri che il medico mi consigliò di frequentare la scuola Ayurvedic Point, a quei tempi proprio all’inizio. 
Ho frequentato il primo anno, poi il secondo e poi tutti e 4, al dire il vero, riprenderei volentieri a rifrequentare!!!

Di solito chiedo se mi puoi raccontare un tema, un argomento, o una parte dell'Āyurveda che ti sia più caro, che senti più vicino.

Ohhh, questa è la domanda più difficile, per me l’Āyurveda è vita, tutto mi è profondamente caro, ma per chi si avvicina ad essa, quello che mi sentirei di consigliare è la Dinacharya (2), tante azioni semplici che fatte quotidianamente, possono e cambiano la vita delle persone.

Colgo l'occasione di ringraziarti  per questa opportunità, inoltre ringrazio Ayurvedic Point, per avermi formata, e tutte le persone che si prodigano ogni giorno per aiutare l’associazione Piccoli Petali, senza di voi, nulla sarebbe possibile.

Lascio Anna ed il suo sorriso riaprendo questo libro, ma questa volta voglio leggerlo disegnando.

Per chi è interessato al libro, può contattare Anna:
cell: 335.8059979 dopo le ore 18:00
email: targetmc@tin.it;
inviando l'indirizzo di spedizione riceverete il libro nel giro di pochi giorni.


1- Satva, Rajas e Tamas: tradotti come triguna o mahaguna: "I triguna si rendono necessari per attivare la conoscenza del sé. Da loro dipendono gli stati psichici dell'uomo". Curarsi con l'Āyurveda. Swami Joythimayananda, Ed Frilli. 
"Questi tre attributi forniscono la base per distinzioni del carattere umano e le differenze individuali nelle inclinazioni psicologiche e morali". Āyurveda, the science of self-healing, Dr. Vasant Lad, Ed Motilal Banarsidass.

2- Dinacharya: tradotta anche con routine giornaliera, è un ampio discorso che comprende non solo la pulizia del corpo e dei sensi, ma anche le azioni da compiere e i momenti più adeguati durante il giorno.

giovedì 1 dicembre 2016

3° Congresso Internazionale di Āyurveda, il Dr Antonio Morandi.

Tra il 16 ed il 19 Settembre scorso, si è svolto a Milano, presso l'Hotel Villa Torretta il 3° Congresso Internazionale di Āyurveda.
Quattro giorni intensi e stimolanti, con la partecipazione di medici, studiosi, appassionati, aziende del settore e curiosi, spinti dal desiderio comune di confrontarsi e capire.

Ne parlo con uno degli organizzatori, il Dr. Antonio Morandi, Presidente società scientifica italiana medicina ayurvedica.


Dr. Morandi come nasce l'idea di un congresso di Āyurveda in Italia?


Quello che ci ha spinti è stata la volontà di proporre lo studio della medicina ayurvedica in un ambito ed in un confronto scientifico, tipico della ricerca e della medicina moderna.

Quindi esponendo quelle che sono le ricerche più recenti attraverso un format che potesse essere comparabile, secondo i canoni dei congressi scientifici internazionali, a quelli di cui avevo esperienza come neurologo e neuro scienziato.

L'esempio era il Congresso Mondiale di Ayurveda, che si svolge ogni 2 anni in India, arrivato quest'anno alla 7a edizione. 


Una cosa ovviamente più grande, per darti un'idea ci sono circa 4000 partecipanti e mezzo milione di affluenza di pubblico, in soli 4 giorni, una cosa immensa per noi europei.

Quindi il primo Congresso Internazionale, tenutosi a Milano nel 2009, è stato il primo esempio di gestione di un congresso di scienze occidentali per quello che riguarda l'Āyurveda.
L'abbiamo ripetuta nel 2010 in India, con i nostri coorganizzatori, che sono il Prof. Nambi e tutta la SNA, a Trisshur.

Siamo stati fermi un po' di tempo perché erano gli anni della grande crisi, durante i quali abbiamo avuto grossi problemi a reperire fondi e sponsor. 
Il 2016 è stato l'anno decisivo per riproporlo, decidendo di fare la manifestazione a Milano, da dove siamo partiti, mantenendo la gestione fin dall'inizio.

Il titolo del congresso di quest'anno, "Āyurveda il senso della vita: il futuro nella tradizione”, richiama appunto il confronto tra modernità e medicina classica.


Infatti, abbiamo tenuto "Āyurveda il senso della vita" come titolo generale fin dal 2009.

Mentre il sottotitolo, che quest'anno è "Il futuro nella tradizione", è sempre stato legato ad il tema del congresso. 
Un esempio è stato nella prima edizione, dove il sottotitolo era "Consapevolezza ambiente e salute". Legato alla necessità di comprendere che solo dalla consapevolezza si arriva all'integrazione con l'ambiente, ottenendo come elemento risultante la salute.


Il programma di questa edizione era diviso in due livelli, il primo e più importante con il Congresso stesso ed INDRA (International network for developement and research in Āyurveda), riservati a ricercatori, medici ed esperti.
Una seconda parte aperta al pubblico ed ad operatori del settore, con il Festival "Salute Futura", con un'area espositiva, workshop e conferenze.
Si può dire che l'obbiettivo era di andare incontro ai vari livelli di conoscenza dell''Āyurveda?

Infatti, questo è lo scopo di questi avvenimenti, in questo momento un po' di frontiera. E' molto importante che ci sia, al di là di quello che può essere lo scambio professionale, scientifico e tecnico degli addetti ai lavori, una corretta diffusione di informazioni al pubblico, che vuole sapere un sacco di cose ma che a volte non sa mai dove rivolgersi.
Allo stesso tempo l'attenzione del pubblico è quello che permette l'interesse degli sponsor, perché loro vogliono la visibilità del pubblico, oltre l'aspetto specifico.
E quindi tutto quanto gioca intorno ad una diffusione dell'informazione corretta per il pubblico e per gli addetti ai lavori e quindi tutti quanti sono contenti.

Durante l'esperienze delle varie edizioni dei congressi, ha notato un'evoluzione da parte di chi propone le proprie ricerche, un'interesse maggiore da parte della ricerca stessa e del pubblico?

Sicuramente, c'è un interesse notevolissimo da parte dei ricercatori, ma la cosa più interessante è la risposta del pubblico e degli sponsor, che sono fondamentali, perché sono quelli che poi ti permettono di fare il congresso. 

Tutto gira attorno a quello, sfortunatamente e fortunamente.

Si, sfortunatamente e fortunamente, ma sai in queste cose pionieristiche l'aspetto commerciale, è secondario, perché se le aziende decidono di sponsorizzare è perché ci credono, non perché vedendo un effetto commerciale a breve termine e questo è un elemento molto importante. 
Per spiegarmi meglio, nel 2009 abbiamo fatto fatica a trovare sponsor, mentre nel 2010 essendo in India molto meno, infine quest'anno le aziende venivano da noi a chiederci di poter sponsorizzare il congresso, e questo è un segnale di cambiamento. 
Diversa è l'evoluzione in campo scientifico accertata ed accettata, che continua ad esserci, ma questo tipo di impostazione del congresso porta un sacco di fermento nell'ambiente e di conseguenza progetti nuovi.

Ad esempio, dal Congresso del 2009, è nata "Journal of ayurvedic and integrative medicines", una rivista diventata poi una delle più importanti del settore.
Un altro aspetto è stato l'interesse del Governo indiano, che nel 2009 era presente con una piccola delegazione.
Mentre nel 2016 è arrivata una delegazione del ministero dell'AYUSH, che è il ministero delle medicine non convenzionali, significa che l'interesse è stato ancora maggiore.


Parte importante del Congresso è INDRA, l'International network for developement and research in Āyurveda. Quel'è l'obbiettivo di questa rete?

INDRA è un'iniziativa molto particolare, che abbiamo intrapreso tre anni fa, perché in questo panorama, quello che abbiamo sempre notato, è che esiste una grande disomogeneità nella ricerca che vien fatta in Ayurveda a livello internazionale e non c'è una visione comune che permette un'avanzamento delle conoscenze in maniera tale da poter poi mettere l'Āyurveda a confronto con la medicina moderna.

INDRA quindi porta a stabilire delle linee guida comuni, il white paper o libro bianco, che verranno pubblicate, come indicazioni delle linee guida di ricerca.

Questo network si stabilisce tra le varie istituzioni, in maniera tale da rendere omogenea la ricerca in maniera da sinergizzare le cose, in modo da ottenere risultati maggiori, invece di quelli che potrebbero essere ottenuti se tutti andassero per conto loro.

In effetti, durante la discussione dei temi principali, durante INDRA, una delle richieste maggiori era evitare la confusione e di conseguenza la necessità di uniformità.
Un esempio è l'intervento in cui si chiedeva di non tradurre i termini usati in Ayurveda, perché hanno un senso proprio.

Esatto, noi abbiamo bisogno di messaggi chiari, per riuscire poi a trovare questo contatto e quindi la collaborazione con la medicina moderna.

Tradurre a volte non ha senso, perché innanzitutto non sono termini ma espressioni di concetti. 
Il sanscrito è una lingua dinamica, ne risulta che non si può tradurre in una maniera statica, una cosa che è in continuo divenire, per cui è molto più importante lasciare i termini così come sono.

Questa è un'operazione che noi abbiamo fatto consapevolmente, nella lingua italiana, inserendo parole provenienti da altre lingue che esprimono dei concetti, come per esempio report, li prendiamo dalla lingua inglese perché sono dei concetti che non sono facilmente traducibili.
Per cui è molto più importante lasciare questi nomi nella loro lingua originale, ne esprimono i concetti che poi sono come codici che ci permettono di leggere le informazioni.

L'esempio più semplice e facile è dosha (1), la traduzione letterale non è in un termine solo, ma è nella spiegazione di un concetto.
Non sarebbe neanche pratico all'uso, quindi tanto vale utilizzare le parole originali. 
Per quello è molto importante che ci sia un glossario e quel glossario in qualche modo venga reso disponibile a tutti.

INDRA inoltre è un premio assegnato a giovani ricercatori, giunto alla terza edizione.

Questi premi sono importanti per stimolare la ricerca, e che questa venga effettuata in un certo modo ed in una certa direzione.
Quest'anno il premio è andato alla ricerca "Depression between Biomedicine and Ayurvedic Medicine - A case of patient experiences in Slovenia", della Dr.ssa Kolarevic.

In questo modo si premia l'idea di base, l'impostazione. 
Poi sono ragazzi giovani che avranno tutto il tempo e la possibilità per cambiare e di approfondire il lavoro, ma ciò che è importante è il sistema di pensiero che viene premiato, più che il risultato della ricerca in sè.

Il risultato della ricerca delle volte può essere interessante perché magari deriva da una ricerca rigorosa ma significare molto poco. Invece molte volte vedere che la ricerca è impostata con il paradigma di pensiero diverso può essere quello che ci serve.

Per esempio quest'anno è stata premiata un'impostazione rivoluzionaria, molto interessante, con esiti che possono essere sicuramente migliorati. 

Mentre l'anno scorso è stata premiata la ricerca della Dr.ssa Dalla Libera, "L'Āyurveda aiuta il recupero della funzionalità linguistica e dell'equilibrio del network neuronale dei pazienti afasici dopo un ictus: uno studio pilota". 

Un lavoro importante sia di pensiero che di risultati. 
Nel confronto nel 2015 era un lavoro più clinico mentre quest'anno è più prospettico, ma entrambi sono importanti perché in qualche modo rappresentano una idea nuova, un sistema nuovo nell'impostare l'osservazione.

Infine, nella sessione 2 del congresso, del Sabato pomeriggio, ha presentato il tema "La capacità di adattamento, come determinante di salute e malattia in Āyurveda", può esprimerne il concetto?

Questa visione deriva da un'esperienza che abbiamo fatto qualche anno fa da qui è scaturito un libro, scritto assieme al Prof. Nambi, su una visione nuova del concetto di salute.

Il concetto di salute è alla base di tutti i concetti di medicina, però c'è una grande confusione su cos'è la salute, questo perché viene interpretata in maniera diversa a seconda dei diversi sistemi di pensiero.

Allora abbiamo cercato di lavorare con altri colleghi, in cui venivano messe a confronto la visione occidentale e la visione indiana della salute. Cercando di trovare poi una quadra, in maniera tale che potesse soddisfare entrambe le visioni, offrendo infine una piattaforma comune da cui partire.

E quello che ne è scaturito, che in realtà è quello che l'Āyurveda, ed anche tutta una componente della biologia, ci propone, ma che non viene tenuto molto in considerazione dalla medicina, la salute come capacità di adattamento degli organismi viventi.


Per esempio quando si è raffreddati non si hanno le migliori capacità di adattamento, si deve dare attenzione all'ambiente, perché diversamente la salute e l'ulteriore capacità di adattamento peggiora, di conseguenza si deve stare a letto e così via.
Per cui questa è una visione molto importante perché soddisfa entrambi i campi, sia quello moderno sia quello ayurvedico. 
Perché permette a quello moderno di focalizzare meglio l'attenzione su dove deve essere esercitato l'atto terapeutico, perché anziché un'attenzione sulla malattia vista come argomento esterno, l'attenzione viene rivolta verso la salute residua, quindi la capacità che l'organismo ha di riportare la capacità di adattamento al valore più prossimo a quello ottimale.

Quindi per la medicina moderna vuol dire una completa e differente gestione delle malattie croniche, dell'invecchiamento, della prevenzione e della disabilità. 
Perché considerando questo tipo di visione come capacità di adattamento, di fronte ad una persona con disabilità, nel pieno della salute in base alle sue condizioni, questa avrà capacità di salute superiori ad un soggetto abile ma con uno stato di salute inferiori. 

Ma la medicina moderna vede i due come uno disabile e l'altro invece abile, e li tratta in maniera diversa, mentre la situazione ideale è opposta, perché, in questo caso, c'è più capacità di adattamento nelle persona in salute in sedia a rotelle rispetto all'altra.
È una rivoluzione un po' copernicana nel campo della medicina e nel come affrontare le cose.

1: Dosha: Principio e sostanza bioenergetica (Āyurveda, F.J. Ninivaggi, ed Ubaldini). Alterazione, malattia (Dizionario Sanscrito-Italiano,ed Avallardi).

lunedì 17 ottobre 2016

28 Ottobre, il primo Ayurveda Day, Dhanwanthri jayanthi

Nei mesi tra Ottobre e Novembre, in base alle fasi lunari, elemento fondamentale del calendario induista, in India si festeggia il Dhanwanthri jayanthi, la festività dedicata a Dhanwanthri, Dio della medicina e della salute.

Normalmente si celebra nei centri ayurvedici, nelle scuole e nelle cliniche, oltre che nei templi rivolti al culto di Dhanwanthri, specialmente nel Kerala e nel Tamil Nadu. Spesso anche nelle case, per favorire la protezione dalle malattie ai componenti della famiglia.


Immagini raffiguranti Dhanwanthri sono facili da scorgere negli studi medici o stanze in cui si praticano i trattamenti.

Nelle varie rappresentazioni, con 2 o 4 braccia, sorregge sempre una coppa, nella quale trasporta l'Amrita, il nettare della vita.

Ne parlo con il Dr Kiranlal VS, medico ayurvedico che ho conosciuto anni fà in India, coordinatore del GAN, Global Ayurveda Network.

"Il nostro intento è di promuovere questa festività al di fuori dei confini indiani.

L'attenzione verso l'Ayurveda nel mondo sta crescendo, per questo pensiamo che attraverso iniziative del genere, si possa stimolare la cooperazione delle varie comunità legate ad essa al di fuori dell'India.

Quindi abbiamo pensato al primo Ayurveda Day, mantenendo la data di quest'anno del 28 Ottobre, legata ai festeggiamenti per l'anniversario della nascita (jayanthi) di Dhanwanthri. O meglio per quest'anno, perché seguendo il calendario lunare, nel 2017 sarà il 17 Ottobre, mentre nel 2018 il 5 Ottobre.


Il nostro intento è di raggiungere la notorietà dello Yoga Day, riconosciuto anche dall'ONU. 

Ma sappiamo che sarà una strada che richiederà del tempo. 
Per questo attraverso queste iniziative possiamo sensibilizzare l'opinione pubblica.
Se poi diventerà un evento riconosciuto come lo Yoga Day, si potrà fissare anche una data precisa del calendario gregoriano."
Il tema scelto per la prima edizione è “ Ayurveda per tutti ” (Ayurveda for everyone).

"Sfortunatamente l'Ayurveda in occidente è conosciuta maggiormente come parte del mondo del wellness e delle Spa.
Ma non è questo, non è semplicemente lo Shirodhara o un massaggio nei centri benessere, ma un completo sistema sanitario che viene praticato da millenni in India.
Il nostro intento è renderne il valore noto e accessibile a tutti, uscendo dal concetto che sia costoso e limitato a pochi.
L’Ayurveda è uno stile di vita, che richiede conoscenza di noi stessi in relazione con la nostra natura e con i ritmi della natura stessa."

Cosa può fare ognuno di noi per partecipare all'evento?


"Qualsiasi cosa, dall'accendere una candela, come accade in molte case indiane, fino ad organizzare un evento nella vostra città.

Poi inviarci una foto a questo indirizzo:

globalayurvedanetwork@gmail.com. 

Quindi le posteremo nel nostro sito."

Dr Kiranlal, per comprendere meglio l'iniziativa, cos’è GAN e com’è iniziato?

"E’ una cosa di cui parliamo da circa un decennio, uno spazio di condivisione per le differenti organizzazioni che lavorano nel campo dell’Ayurveda internazionale.
Ma per varie ragioni finora non siamo riusciti a creare una propria piattaforma.
Quindi durante il Global Ayurveda Festival 2016, tenutosi in Kerala tra il 31 Gennaio ed il 4 Febbraio scorsi, nacque realmente il GAN.

La nostra area di sviluppo è maggiormente al di fuori dell’India, mentre verso le attività e le politiche indiane è presente l'AYUSH, ente governativo dedicato all'Ayurveda, che è un nostro referente tecnico.

GAN lavora per condividere ed integrare le risorse disponibili internazionalmente riguardanti l’Ayurveda, per raggiungere una posizione chiara a livello mondiale.
Per questo uno degli scopi dell'organizzazione è di provvedere ad uno standard di riferimento a livello globale.
Abbiamo visto che molte persone sono interessate a questa medicina, ma ci sono poche risorse per supportare la pratica, l’educazione e le attività attorno ad essa."

Sempre nel sito ci si può iscrivere e far parte del network, ma noto che la richiesta d’iscrizione verrà valutata, perchè?

"L’iscrizione è gratuita e aperta a tutti, per creare un gruppo di persone professionalmente qualificate in Ayurveda, ma in modo del tutto volontario, che ci aiutino a trovare risorse, economiche e umane.
Le richieste vengono vagliate per eliminare eventuali interessi commerciali. 
Se pensiamo che solo in India ci sono circa 700.000 persone nel settore, gli interessi sono ampi.

Siamo interessati a selezionare persone responsabili che rappresentino GAN, in modo volontario, noi diamo il benvenuto a tutti, ma non a qualsiasi situazione che usi il nome Ayurveda."

http://www.globalayurvedanetwork.org/index.php

martedì 21 giugno 2016

Dr Narayanan Nambi, condividere e capire.

Continua l'incontro con il dottor Nambi, iniziato nel post precedente http://ayurvedicopercaso.blogspot.it/2016/05/dr-narayan-nambi-la-visione-ayurvedica.html

Nel post : ayurvedicopercaso.blogspot.it/2015/10/dott-narayan-nambi-seconda-parte.html

Parlavamo di Dharma, l'azione verso uno scopo.
Nella nostra cultura ci troviamo difronte a molti condizionamenti, sia culturali che religiosi, per questo a volte siamo in difficoltà nel gestire il cambiamento verso un modo di vedere la vita più ampio, certamente diverso.
Cosa potrebbe aiutarci per non perdere le nostre radici, essenziali per chiunque, ma allo stesso tempo trovare più "ossigeno" per la nostra mente? 

Quello che penso è che le persone devono cambiare molto in questo momento, in qualsiasi aspetto della vita
In ogni angolo del mondo l'uomo sta' lottando, si scontra, si combatte, in questo modo la civiltà non può andare lontano.
Ora i tempi sono cambiati e le persone devono condividere le proprie conoscenze tra di loro, questa è la vera cultura.  
Questo perché la definizione di cultura in India è la seguente:

- rispetto 
- condivisione 
- comprensione

La presenza stessa di religioni e culture diverse richiede questo, alla fine siamo tutti esseri umani, quindi bisogna provare a condividere, provare ad aiutare gli altri in una visione più ampia, l'Āyurveda è anche questo.
La società odierna ha bisogno di un cambiamento che parta dal basso con il supporto di tutti, creare una rete, ispirata da pure intenzioni allo scopo di aiutare gli altri, iniziando a lavorare sull'utilizzo di erbe per esempio, per poi condividere e condividere ancora.
Questa è un'altra cosa che può creare un grande impatto, usando le stessa tecnica del terrorismo, è iniziato in un'area ristretta per arrivare a tenere sotto scacco tutto il mondo.
Attraverso piccoli gruppi di persone possiamo supportare l'intero pianeta, non per combattere ma per condividere e poter crescere, questo credo.

Forse questo momento storico ci porta a non avere fiducia ed a non credere nel futuro.

Assolutamente, bisogna credere, bisogna avere speranza.
Specialmente in questi giorni(1), grazie all'aiuto della tecnologia, la conoscenza può raggiungere velocemente molte persone e a poco a poco si può aiutare il mondo.

L'ultima volta ci ha raccontato cosa significa essere Vaidya(2), esserne destinati, lei è figlio e padre.

Da quando sono nato e poi crescendo, sono sempre stato Vaidya, la mia sola domanda era se divenire un divulgatore di questa conoscenza o usare la conoscenza solo per me stesso.
I miei figli a loro volta sono Vaydia e stanno apprendendo la conoscenza, non c'è altra possibilità per loro, conosceranno l'Ayurveda nel profondo.

Questo è Karma(3)?

Si questo è il loro Karma, loro potranno pensare se diventare dei divulgatori o meno, dipende dal loro Karma.
Ma come padre posso aiutarli a scegliere?
Tutti noi quando sediamo da soli, in silenzio e ci guardiamo dentro, lì troveremo le risposte a queste domande:

- Chi sono?
- Qual'è il mio obbiettivo?

A questo punto proprio come ha fatto mio padre, io farò lo stesso con i miei figli, insegnerò loro gli Shastra, i libri classici in Ayurveda, e così via, per prepararli al meglio.
Poi loro potranno guardarsi dentro, come ho fatto io:
"Cosa ho intenzione di fare? Perché mi trovo qui?  Qual'è il mio Karma e di conseguenza quale sarà il mio Dharma(4)?"
Ricerco, e quando scopro qual'è il mio Dharma, lo seguo.
Mio padre ha fatto lo stesso e in questo momento ha solo lasciato il suo corpo fisico, è ancora qui con noi, posso sentirne la presenza quando mi concentro e medito.
Ricorda, le persone spirituali possono guidarci a lungo.
Di fronte ad una scelta, se mi concentro, la scelta sarà volta al meglio grazie all'aiuto di questo tipo di presenza.
Le persone spirituali si muovono in modo diverso, ed in certe circostanze quando stai facendo una scelta per cui tu stesso non sai rispondere, ma la scelta si risolve per al meglio, in quel momento loro sono con te.
La morte è solo un cambiamento d'abito, ma l'Atman(5) continua, rinascerà, in qualche luogo, per servire le persone, è così.

Ti racconto:
Tre giorni prima che mio padre lasciasse il corpo, stavo per partire per Trivandrum e quel giorno, mi chiamò e mi disse:
"E' meglio che tu non parta, forse durante il viaggio dovresti tornare indietro".
Me lo ha detto sicuro, è certo che avrebbe lasciato il corpo, te lo immagini?

La vita è così ed a volte ci porta a livelli più alti.





Note:
1: Il nostro incontro è avvenuto pochi giorni dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.

2: Vaidya: Sapiente, colui che ha ricevuto la conoscenza. Il termine vaidya, che deriva dalla radice vid “conoscere”, significa “conoscitore” o “persona di conoscenza”.


3: Karma: Azione. Se utilizzato come sostantivo denota l'azione: karma-yoga o pancha-karma. Mentre nella religione e filosofia denota il frutto delle azioni compiute dall'essere vivente.


4: Dharma: Legge, dottrina, virtù, merito religioso, natura, peculiarità. Sono considerate Dharma tutte le pratiche spirituali, discipline, rituali e azioni virtuose.

5: Atman: Anima, se stesso. 

lunedì 30 maggio 2016

Dr Narayan Nambi, la visione ayurvedica.

Thrissur, Kerala.
Novembre 2015

Arrivando dal nord dell'India, il Kerala ti avvolge con le lagune, le onnipresenti palme, la frutta fresca e le spiagge lunghissime.
Mi fermo a Kochi per gli ultimi due giorni di un veloce viaggio di piacere, ma ne approfitto per recarmi a Thrissur, dove incontrerò il Dottor 
Alathiyoor Narayanan Nambi.


Ci sediamo sotto una parte del centro dove tiene i corsi di formazione, gli preannuncio l'idea di continuare il discorso fatto a maggio via Skype, scritto sui post:


ayurvedicopercaso.blogspot.it/2015/09/dr-narayanan-nambi-prima-parte.html

ayurvedicopercaso.blogspot.it/2015/10/dott-narayan-nambi-seconda-parte.html

Ci eravamo lasciati mentre raccontava il suo interesse nel riadattare i valori dell'Āyurveda alla nostra società, al mondo odierno, volevo chiederle quali sono le problematiche che incontra maggiormente in questo ambito?

Il problema maggiore che si riscontra proviene dall'influenza dell' analisi scientifica in ogni aspetto della società. La chimica, la biologia e la fisica hanno un peculiare metodo di osservazione da parte del soggetto, di conseguenza la società ne viene influenzata creando un pensiero scorretto: C'è solo un modo di osservare la vita.
L'Āyurveda come scienza mi dà l'opportunità di esaminare il mondo da una diversa prospettiva.
C'è la necessità di avere un punto di vista diverso, questo viene chiamato darśana(
1), ci sono 6 tipi di darśana:


Nyāya

Vaiśeṣika
Sāṃkhya
- Yoga
- Purva Mimamsa

- Uttara Mimamsa

Una delle intenzioni più importanti per il mondo è che le persone possano essere consapevoli che si può esplorare il mondo con prospettive diverse.
Posso osservare una pianta non solo attraverso la fisica, la chimica o la botanica, ma posso utilizzare un'ottica diversa come il gusto o l'odore oppure come agisce nel mio corpo.
Questo è un modo completamente diverso dai metodi esistenti di studiare le cose, questo è
l'Āyurveda, che nel profondo vuole aiutare le persone a comprendere che attraverso la conoscenza della natura possono comprendere se stessi.

Forse il problema deriva dall'eccessivo uso della tecnologia?


Questo è vero, ora possiamo usare molta tecnologia, con tutto ciò che questa può creare, come nuovi materiali e quindi nuovi oggetti, ma questo porta ad avere una visione distorta e limitata della realtà. 
Ti faccio un esempio:
C'è stato un periodo in cui i bambini soffrivano di varie malattie, come la tubercolosi, con l'arrivo di analisi come i raggi X, l'ECG, gli ultrasuoni e con tutto ciò le analisi risultano più facili.
Ma ora che i bambini hanno problemi come l'iper attività, in questi casi la tecnologia come metodo d'investigazione non può dirci molto, per esempio sulle cause, quindi sappiamo che come metodo non è l'ideale. 
Questo significa che è sbagliato cercare di comprendere questo problema attraverso il solo uso di questi metodi, diviene una visione limitata.
A questo punto esisto altre possibilità per avere una visione diversa delle cose, come i sistemi tradizionali, l'Āyurveda è uno di questi e c'è molto spazio per queste conoscenze.

Ma la società accetta e risponde positivamente a queste possibilità?


Certamente, la società si sta' guardando attorno e sta' ricercando questi tipi di possibilità, perché ultimamente i bisogni delle persone sono rivolti alla soluzione dei loro problemi.

Per esempio se voglio contattare una persona per telefono, non mi interessa se sto utilizzando IOS o Android come piattaforma, la mia attenzione è focalizzata sul messaggio e sulla persona con cui voglio parlare e non sul mezzo che utilizzo. 
Quindi qualsiasi persona ha i propri problemi da risolvere, di conseguenza cerca i modi più adeguati a eliminarli.
Se prendiamo la salute ad esempio, l'Āyurveda come sistema medico può essere utile in molte problematiche che la medicina scientifica fatica a migliorare.

Certamente in India è più semplice una connessione tra Āyurveda e medicina allopatica, per lei in Europa può essere possibile questo o ci vorrà ancora del tempo?


Attualmente in Europa la situazione è un po' più complessa, però ci sono due opportunità:


- La prima possibilità è che con l'aiuto dell'Āyurveda l'Europa reinventi le proprie conoscenze dei sistemi di cura tradizionali.

In passato esisteva una profonda conoscenza delle erbe, sicuramente persa negli anni attraverso guerre e scontri, con molto materiale bibliografico e personale perso per sempre.
Ma questo era solo materiale, erano libri e persone che non possiamo più interpellare, ma la conoscenza c'è ancora, è solo sopita.
L'Āyurveda come sistema di conoscenza tradizionale può aiutare a connettere il passato con il presente, quello che voglio dire è che con l'aiuto dell'Āyurveda possiamo aiutarvi ad apprendere quali sono le qualità delle piante europee, quindi non per forza solo quelle indiane, e quali possano esserne gli utilizzi.
Attualmente tutti gli stati europei sono ricchi di erbe medicinali, ma si sono perse le tradizioni, avete molta storia e cultura, per questo vi impegnate a ristrutturare chiese antiche, castelli, palazzi, vi prendete cura di molte cose, ma come recuperare le conoscenze che derivano dalla tradizione?
Per esempio se io mi trovassi in Italia, potrei, attraverso le conoscenze ayurvediche provare erbe a me sconosciute, definirne le qualità e la loro utilità ed il possibile utilizzo.
A questo punto potremmo incrociare ciò che era nella vostra tradizione, per esempio "fa bene per la tosse", definendo che fa bene per un problema vayu, e così di pianta in pianta. Tutto ciò senza dover osservare le proprietà chimiche e senza dover fare test complessi.
Pensa a quale immensa possibilità abbiamo e migliore delle medicine chimiche, questo è il primo punto.

- La seconda possibilità è diminuire il divario che limita la medicina non convenzionale in Europa, dove la medicina scientifica detiene il primato e poi si pone interesse sulle medicine non convenzionali.

Questo dà poco spazio a conoscenze tradizionali come l'Āyurveda, anche se hanno una forte componente filosofica, forti radici nelle tradizioni e tutto questo potrebbe completare la scienza medica stessa.


Mi sorge una domanda connessa all'utilizzo di erbe indiane, secondo l'Āyurveda si consiglia l'utilizzo di erbe e cibo proveniente dalla zona in cui si vive, perché più legati alla stagionalità e alle qualità del territorio. Cosa ne pensa?

Il concetto è giusto se osservato in un contesto ristretto, ma non rispecchia la realtà delle cose.

Nell'utilizzo di erbe medicali o nell'effetto di determinate terapie, l'Āyurveda utilizza una visione più ampia nel guardare attraverso le cose, senza limiti se ciò che si osserva sia una pianta, un minerale o un metallo, qualsiasi cosa appartenga a questo mondo ha un'utilità, dipende solo come tu la osservi e di conseguenza ne comprendi le qualità.
Per questo, in accordo con i principi ayurvedici, si afferma che provando a comprenderne Guṇa, Dosha, Vīrya e Vipaka (2), quindi le regole fondamentali che definiscono l'elemento in questione, tutto ciò è applicabile universalmente.

Si deduce che non esistono confini.


No assolutamente.

Facciamo un esempio:
l'aria che ci circonda fondamentalmente è composta dall'elemento Etere (Ākāśa), ed una qualità di Ākāśa è il freddo.
Quindi quando si abbassa la temperatura a -5°C o -10°C i nostri orecchi, ci dicono: "Sento molto freddo", questo perché, hanno qualità simili.
Mentre gli occhi fondamentalmente sono Ruksha, quindi con qualità calda, in un ambiente freddo sono felici. Per questo a -20°C chiunque si coprirà gli orecchi ma non gli occhi, al contrario a 40°C i nostri occhi soffriranno, ti diranno "stiamo bruciando", mentre gli orecchi saranno felici.
Quindi non si può negare che gli occhi siano un'espressione di Agni, come gli orecchi di Ākāśa, sono esperienze che tutti abbiamo provato.
Come si può negare quindi il concetto dei Mahabhuta (3) e affermare che stai dicendo delle sciocchezze?
Questa è un'espressione della realtà e non esprime concetti incredibili, questa è come si comporta la natura delle cose.
E finché il mondo esiste funzionerà, nel momento in cui la natura collasserà in un'unica energia ed il mondo non esisterà più tutto ciò non ci sarà più, quindi non servirà.

(continua)



1 - Darśana: ciò che insegna, esame, osservazione, visione, giudizio, dottrina filosofica. 

Nell'osservazione della realtà si utilizzano 6 dottrine filosofiche aventi diverse prospettive:
"Nyāya - logica, Vaiśeṣika - scienza degli atomi, del microcosmo, Sāṃkhya - tesi sull'evoluzione, Yoga - disciplina del corpo e dello spirito, Vedanta - esoterismo, Mimamsa - responsabilità e ricompense." H.H Rhyner, Ayurveda, the gentle health system, Ed Sterling. 
2 - Guṇa: Qualità o attributo, caratterizza tutta la materia. 
Dosha: Principio e sostanza bioenergetica. F.J. Ninivaggi, Āyurveda, ed Ubaldini.Alterazione, malattia. Dizionario Sanscrito-Italiano,ed Avallardi.
Vīrya: La forza della sostanza ingerita.
Vipaka: Cottura, maturazione, effetto. Dizionario Sanscrito-Italiano,ed Avallardi. Effetto post digestivo di un alimento o sostanza.
3 -Panchamahabhuta o 5 elementi: Prithvi-terra, Jala-acqua, Tejas-fuoco, Vaju-aria e Akash-etere. Divisi in tre dosha (umori del corpo) che ne rispecchiano le qualità e le caratteristiche, questi sono Kapha, che rispecchia gli elementi Prithvi e Jala, Pitta che esprime le qualità di Tejas e in parte minore di Jala, ed infine Vata che rivela Vaju ed Akash.